6.40 ora italiana, quasi le dieci a Dubai. Saliamo in macchina per dirigerci verso Khawr-Fakkan, cittadina nell’emirato di Sharjah che si estende a nord-est di Dubai fino all’altra parte della penisola. Un’ora e mezza di viaggio, per arrivare oltre lo stretto di Hormuz, sulle primissime coste dell’Oceano Indiano esattamente a metà tra l’Oman e la sua enclave del Musandam. Connessi tramite streaming alla radio italiana sentiamo che i colloqui degli ultimi giorni a Ginevra non hanno portato ad alcun accordo pratico. Le richieste degli Stati Uniti all’Iran sono troppo esigenti e irricevibili: smantellamento dei siti di arricchimento dell’uranio, limitazione dei programmi di sviluppo di missili balistici e l’arresto del sostegno a milizie regionali avverse agli Usa come gli Houthi ed Hezbollah.
La notizia dell’attacco congiunto Stati Uniti-Israele ci ha raggiunto verso metà del viaggio, motivazione: un attacco “preventivo” che dovrebbe scongiurare l’avanzamento della fabbricazione dell’arma atomica iraniana, ossia sventarne la “minaccia esistenziale”. Un attacco, vogliamo ricordare, proveniente da due paesi che la bomba atomica ce l’hanno e non hanno paura di nasconderlo. Nel frattempo, arriviamo alla nostra meta, dopo una sosta in un antico insediamento di pastori trasformato in hotel di lusso, ci fermiamo alla spiaggia di Al-Aqqah. Ci chiediamo quale sarà la risposta senza precedenti annunciata dall’Iran. Ci tuffiamo in mare, ci sono 26 gradi, l’acqua è cristallina; tre bracciate verso un isolotto e, all’improvviso, sentiamo un tonfo sordo. Tra noi e l’Iran si frappone solo il mare.
Finora non avevamo preso coscienza della possibilità concreta di un allargamento delle ostilità in tutti i paesi del Golfo. Intorno a noi però l’atmosfera rimane placida, le persone presenti non sembrano allarmate, che non abbiano sentito il tonfo? Una sigaretta veloce e ci dirigiamo verso l’auto, uno di noi riceve un messaggio in merito ad un bombardamento ad Abu-Dhabi. Alla radio scopriamo meglio i dettagli della controffensiva iraniana: gli attacchi non si limitano a Tel-Aviv e al suo famigerato Iron-Dome, già messo fuori uso a giugno scorso e poi riparato. Missili balistici hanno colpito le principali basi statunitensi nella regione: sono stati presi di mira Bahrein, Qatar, Kuwait, Giordania, EAU e Iraq. Solo la sera, leggendo la lista degli specifici obiettivi colpiti nella regione, avremmo compreso che quel rumore era riconducibile ad un attacco sventato contro la base militare di Fujairah, a circa 50 km da dove ci trovavamo. Questo sito militare emiratino è fondamentale per la sua posizione strategica che aggira lo stretto controllato dall’Iran e permette lo stoccaggio e l’esportazione di petrolio verso tutta l’Asia. Come tanti altri obiettivi presi di mira, ha un collegamento con le forze armate americane, è stato infatti utilizzato per esercitazioni congiunte con la U.S. Navy.
L’unico paese del golfo che pareva esser stato risparmiato era l’Arabia Saudita. In tutto il Dar al-Islam si sta celebrando il mese sacro del Ramadan e le sue due capitali religiose, la Mecca e Medina si trovano entrambe sul suolo saudita. L’Iran, per come è presentato dall’apparato propagandistico occidentale, altro non è se non una teocrazia dittatoriale di matrice islamista e reazionaria, per questo, avevamo pensato che violare la terra che ospita le due città sacre fosse inammissibile. Invece, nessun imperativo categorico, morale o religioso ha impedito a Teheran di colpirne la capitale Riyadh. Al contrario gli Israeliani hanno scelto appositamente il giorno in cui colpire: Shabbath giorno in cui non si lavora per rendere grazie al Signore, momento perfetto quindi per attaccare poiché nel momento della controffensiva tutti i negozi e i luoghi di lavoro sarebbero stati chiusi. Mentre gli Iraniani calpestano la loro religione per conseguire degli obiettivi bellici, gli Israeliani la sfruttano a loro favore per ridurre al minimo il numero delle proprie vittime. Eppure non si sono fatti scrupoli quando c’era da colpire una scuola elementare femminile a Hormozgan, nel sud dell’Iran, con oltre 80 bambine tra i 7 e i 12 anni rimaste uccise.
Sono ormai le 18 passate e Dubai si presenta a noi come in un giorno qualunque del Ramadan, si avvicina il momento dell’Iftar: vediamo lavoratori pakistani posare i loro attrezzi e apprestarsi al momento di condivisione dei datteri e dell’acqua tanto agognati durante l’intera giornata. Dubai, metropoli finanziaria che supera per rilevanza economica anche la vicina capitale Abu-Dhabi, sembra non essersi fermata. E davvero non lo ha fatto. Eppure, sui social iniziano a girare video di un attacco nel primo pomeriggio a Dubai, un missile sarebbe stato respinto dalle forze aeree degli Emirati, senza fare alcun danno. Se ne susseguiranno degli altri, fino a quando uno di questi non riuscirà a eludere le difese e a colpire un hotel di lusso su Palm Jumeirah: l’isola artificiale a forma di palma affianco alle più famose World island, uno dei tanti simboli dell’opulenza che contraddistingue Dubai.
Tutto si svolge con grande naturalezza, la necessità di muoversi di merci e capitali non pare sia stata scalfita da questi attacchi, la città ci restituisce una sensazione singolare. È perché ci troviamo nella città in cui tutti si misura in base alla velocità con cui il denaro può spostarsi? O siamo di fronte a persone che hanno una percezione della guerra distinta dalla nostra? Il privilegio bianco ed europeo d’impossibilità di concepire una guerra sul nostro territorio ci ha portato talmente distanti che alcuni non riescono ancora a riconoscere le catastrofi causate dall’avido Occidente.
L’Onu, per quanto ancora può valere, ha convocato un consiglio straordinario. Merz, Starmer e Macron hanno fatto una dichiarazione congiunta invocando la cessazione del conflitto. Cina, Russia e Turchia condannano l’aggressione e l’Oman invita gli States a riprendere i negoziati. Ma, mentre il ministro della difesa Crosetto è bloccato a Dubai a causa della chiusura dello spazio aereo che coinvolge tutto il Medio Oriente, in Italia, intanto, si attende di scoprire chi vincerà Sanremo: via al televoto!
Mentre scriviamo sono le 00.13 ci giunge la notizia che l’aeroporto di Dubai è stato colpito…