Piovre #33: Mannaggia San Marco

Il 25 aprile sono rimasto a casa. Probabilmente il karma mi ha punito per l’immensa gioia provata settimane fa per il referendum, quindi l’universo, per controbilanciare sé stesso, ha ben pensato di farmi esplodere l’ano. Seriamente, mi sono letteralmente uscite le vene del buco del culo. Ora, siccome immaginavo che come ogni anno la Liberazione sarebbe stata un momento di rosicata totale, per preservare la mia insufficiente circolazione venosa, ho ben pensato di tapparmi in casa con il Daflon e il cortisone (anche solo per evitare che il mio culo prendesse vita e fondasse un suo partito politico). Ma non scenderò in ulteriori dettagli, altrimenti Piovre diventa una sotto-rubrica di Medicina 33. E anche perché comunque alla fine sono pure cazzi miei.

Nei media tradizionali e sulle agenzie di stampa da giorni fioccano accuse di antisemitismo, razzismo ed estremismo per i fatti avvenuti durante le manifestazioni per la Festa della Liberazione dello scorso venerdì, in particolar modo per la pesante contestazione alla Brigata Ebraica di Milano. Il presidente della Comunità Walter Maghnagi, poco dopo i fatti, ha accusato l’Anpi di aver organizzato l’allontanamento della Brigata «perché sin dall’inizio aveva detto no agli ebrei al corteo». Cazzata, data la presenza di altri gruppi, come Laboratorio Ebraico Antirazzista e Mai indifferenti-Voci ebraiche per la pace, i quali hanno partecipato alla manifestazione in assoluta serenità. Certo, immagino che sfilare affianco a persone che portano le bandiere di uno Stato genocida e terrorista sia quanto meno fastidioso per chi scende in piazza per manifestare proprio contro quegli stessi crimini. Peraltro nel 2024, sempre in occasione del 25 aprile, la Brigata di Roma aveva lanciato sassi ai cronisti e bombe carta e barattoli di cibo agli attivisti pro-Pal, alludendo alla “presunta” fame a cui è costretto il popolo palestinese nella Striscia di Gaza. Simpatici. Dopodiché, la Stella di Davide tra i due fiumi non era l’unico vessillo sventolato dalla Brigata, anzi, le bandiere erano accompagnate da una gigantografia di Trump e dai simboli dello scià di Persia Reza Pahlavi. In più, nel gruppo della Brigata c’era anche Eyal Mizrahi, il presidente dell’associazione Amici di Israele, quello di «definisci bambini» a Enzo Iacchetti su Rete 4. Un presidente razzista e guerrafondaio, un despota monarchico e autoritario e un mitomane ignorante e sionista, le classiche figure del perfetto antifascismo.
A Porta San Paolo, a Roma, invece, una delegazione di radicali di +Europa è stata aggredita da alcuni attivisti di Cambiare Rotta con dello spray orticante e le bandiere che i manifestanti portavano – quella dell’Ucraina e dell’Unione europea – sono state bruciate. Cosa simile è avvenuta a Bologna, dove molte persone sono state allontanate dal corteo proprio per la presenza di quelle bandiere. Ora, a parte il fatto che, da persona con una certa sensibilità politica, inorridisco quando la narrazione vigente fa di tutta l’erba un fascio e pone sullo stesso livello gli esponenti della sinistra extraparlamentare e i militanti di Cambiare Rotta. Siamo tutti d’accordo, no? Cambiare Rotta è un po’ come il Pd: fagocitante e metastatico. Sinceramente non capisco come mai abbiano tutto questo successo, probabilmente usano caramelline gommose a forma di falce e martello per adescare universitari distratti, adepti giovani e appassionati, con lo stesso trasporto di chi ha appena finito di leggere il Manifesto del Partito Comunista e non ha capito un cazzo di come vada il mondo. Ma al di là di questo, per lo stesso ragionamento di prima, io credo che per molti manifestanti sia abbastanza assurdo scendere in piazza contro tutte le forme di autoritarismo e logiche di sopruso e guerra, con affianco qualcuno che sventola la bandiera di chi le guerre le fa. O comunque, di chi le guerre non fa nulla per evitarle e anzi, semmai le fomenta e dopo spende 800 miliardi in armi. Poi – lasciatemelo dire – issare la bandiera dell’Ucraina assieme a quella dell’Unione europea è di per sé anti-intuitivo. Sarebbe come sventolare la bandiera degli Stati Uniti insieme a quella del Vietnam.

Riguardo questa storia delle bandiere, poi, possiamo metterci d’accordo? Cioè, le bandiere di chi sono? Del popolo? O dello Stato? Perché a me sembra che non ci sia una regola univoca: se bandisci la bandiera israeliana dal corteo sei antisemita e ce l’hai con gli ebrei, ma se censuri la bandiera russa dalle olimpiadi sei democratico e vaffanculo Putin? A me verrebbe da pensare che a questo punto le bandiere siano degli Stati: io non mi sento per nulla rappresentato dal tricolore, proprio perché so chi lo rappresenta a livello istituzionale. Non ce l’ho mica con gli italiani, ce l’ho solo con pochi italiani, pochissimi, una sparuta percentuale, quelli che siedono su specifiche sedie. Allo stesso modo, chi brucia la bandiera di Israele non ce l’ha mica con gli ebrei, per quello esistono delle bandiere dedicate: croci celtiche, testuggini stilizzate, svastiche, fiamme tricolori… Non confondiamoci.

Il 25 aprile sono rimasto a casa ma ho rosicato lo stesso. La verità è che le politiche antagoniste in questo Paese da anni screditano sistematicamente i valori che muovono questi ideali. E personaggi discutibili o presunti filosofi da quattro soldi possono riempirsi la bocca di paroloni come “pluralismo” o “universalità”, ma la verità è che la Festa della Liberazione è un fatto identitario. Non è una cosa di tutti. Nulla lo è. Oggi è Primo maggio, non credo che in piazza ci saranno i leader miliardari delle aziende tecnologiche, o i rappresentanti delle multinazionali o i caporali delle aziende agricole del Meridione. La Festa dei lavoratori è dei lavoratori, non di chi li sfrutta. Allo stesso modo, la Festa della Liberazione è di chi è antifascista, non di chi sceglie quando esserlo solo in base alle esigenze. La natura di queste ideologie è di per sé divisiva, perché non sempre le opinioni sono opinioni. Certe volte esistono posizioni, certe volte esistono crimini.
E quindi ha ragione il generale Vannacci a dedicarsi a faccende religiose, quando certe questioni non lo riguardano. Ma probabilmente al compagno San Marco staranno fischiando comunque le orecchie. O magari gli sono venute le emorroidi pure a lui.