Piovre #32: Settimana di colazioni principesche

Dovrei prendere l’abitudine di fare colazione. Per me che vivo sintonizzato col fuso delle Isole Tonga è molto complicato essere attivo di mattina, la mia colazione è un po’ il pranzo del resto del mondo. E anche quando sono sveglio, sbrigo la faccenda con i gustosi taralli-sabbia dei distributori di Lettere, in Sapienza. Però ultimamente è diverso e, per festeggiare i numerosi scivoloni della destra italiana, mi sono concesso una settimana di colazioni principesche (e con “principesche” intendo colazioni diverse da una moka e quattro sigarette, che è lo standard da cui parto di solito).

CappucciNO. Un po’ me l’aspettavo che vincesse il No al referendum, ma in ogni caso è stata una bella sorpresa. Lunedì mi sono svegliato come se la sera prima avessi scopato. Certo, pensandoci il paragone tra votare e chiavare rende proprio giustizia al rapporto che abbiamo in Italia con la politica, mi sento un berlusconiano…
Insomma ha vinto il No e, al di là di tutti i vari dati, numeri, percentuali – che pure sti cazzi – mi pare di aver capito una cosa: magistratura e politica sono quasi sempre state in guerra in questo Paese. È dai tempi della Prima Repubblica, con tutte le infiltrazioni mafiose nei partiti. Poi Mani pulite. Poi Berlusconi. Certo, adesso c’è Nordio, che non mi sembra esattamente un avversario temibile. Nordio è tipo un nemico secondario, di quelli funzionali alla trama. Ecco, se l’Italia fosse Dragon Ball, Nordio sarebbe Garlic Jr. Comunque pure lui non è che scherza: da quando è ministro ha limitato le intercettazioni per le indagini, ha ridotto la possibilità per i pubblici ministeri di appellare le sentenze di proscioglimento di alcuni reati, ha “circoscritto” il reato di traffico di influenze illecite e ha eliminato l’abuso d’ufficio. Se gli entrava pure questa delle carriere, certo faceva un colpaccio!
Ma poi un’altra cosa. In questi giorni si è sentito parlare di dimissioni e pare che la posizione di fondo – almeno dalle fonti più tradizionali – sia quella di appoggiare la decisione di Meloni di concludere il mandato. Ma perché?! Io in qualche modo comprendo anche il discorso di “eh, però adesso non strumentalizziamo il voto, la politica non c’entra, destra e sinistra non esistono più” – e tutte queste cose da centristi maledetti – però esattamente questo governo che cosa ha fatto? E non intendo “se ha fatto qualcosa di buono”, dico, leggendo il loro piano elettorale, che cazzo hanno risolto questi? Perché l’autonomia differenziata gliel’hanno bloccata in Corte Costituzionale, il referendum sulla riforma della giustizia l’hanno perso, il premierato non c’hanno manco provato… Quante altre cose devono sbagliare prima di capire che sono andati? Ma sì, che finiscano pure il mandato, così fanno in tempo a farsi la loro bella legge elettorale e a blindarsi per le prossime politiche.
Comunque, almeno una gioia. Per il No al referendum consiglio un buon cappuccino, forte, cremoso e con due cucchiaini di zucchero.

Pane e burro Delmastro. Martedì si è dimesso Delmastro, una storia di foto.
Foto 1, Ottobre 2023: si vedono il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro e un uomo in un ristorante di Roma, Da baffo. L’uomo è Mauro Caroccia, proprietario del ristorante, all’epoca sotto processo per aver fatto da prestanome per conto del clan camorristico dei Senese. Però nessuna condanna definitiva, Delmastro è un garantista, ci mancherebbe.
Foto 2, giugno 2025: si vede Delmastro insieme alla testa di gabinetto del ministero della giustizia, Giusi Bartolozzi – pure lei dimessa – e cinque funzionari tra ministero e direzione delle carceri. Sono tutti attorno a un tavolo, questa volta in un altro ristorante, Bisteccheria d’Italia, sempre a Roma. La proprietaria è la figlia di Carocci, Miriam, lei e Delmastro, insieme a tre alti dirigenti piemontesi di Fratelli d’Italia, sono soci di Cinque forchette, la società che gestisce il ristorante. Ancora nessuna condanna definitiva, non sia mai!
Foto 3, Gennaio 2026: si vedono di nuovo Delmastro e Carocci, un bel selfie prima di dirsi addio. Sì, perché poi è arrivata la Cassazione: sentenza definitiva e pena da scontare per intestazione fittizia di beni e riciclaggio. Nel frattempo Delmastro avrà sentito la puzza di merda e già alla fine dell’anno scorso si era tirato via dalla società, nel senso che aveva venduto le sue quote ad un’altra società, di cui era proprietario. Un prestigiatore.
Sta di fatto che il sottosegretario alla giustizia se la faceva coi camorristi. Ecco, per le dimissioni di Delmastro consiglio un bel pane bruscato, con un velo di burro chiarificato, un po’ di sale, magari una grattata di pepe. 

Biscotti Santanchè. Mercoledì poi si è dimessa pure la ministra Santanchè. Io l’ho scoperto che ero a teatro, la tipa seduta davanti a me ha aperto Instagram e mi è uscito scritto. Non potete capi’ la gioia. Aveva resistito tre anni, Daniela Highlander, ma dopo Delmastro hanno fatto fuori pure lei, poverina. Rinviata a giudizio per falso in bilancio nei conti di Visibilia Editore, imputata per truffa all’INPS e indagata per bancarotta fraudolenta per il crack di Ki Group. Cosette da poco, insomma.
Ora, Santanchè di dimissioni ne sa qualcosa, dato che, negli ultimi 15 anni, ha chiesto quelle di: Gianfranco Fini, presidente della Camera, 2012, per la casa a Montecarlo, non era neppure indagato; Giulio Terzi di Sant’Agata, ministro degli esteri del governo Monti, 2013, per la gestione del caso dei Marò, poi Terzi è diventato senatore di Fratelli d’Italia, quindi niente; l’intero consiglio comunale di Roma, 2014, per l’inchiesta di Mafia Capitale, erano 48 persone; Maria Elena Boschi, sottosegretaria di Stato del governo Gentiloni, 2017, per il conflitto d’interessi di Banca Etruria, ma anche Santanchè aveva venduto al compagno le quote dello stabilimento Twiga mentre faceva la ministra del turismo; Giuseppe Sala, sindaco di Milano, 2019, condannato in primo grado per falso in atto pubblico, poi salvato in appello dalla prescrizione, Santanchè: «Non chiederò le dimissioni di Sala, garantisti lo si è sempre», qualcuno spieghi a Daniela la differenza tra assoluzione nel merito e prescrizione; Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Roberto Speranza, Alfonso Bonafede e Lucia Azzolina, presidente e ministri del governo Conte II, 2020/22, per praticamente tutto, senza sconti per nessuno; Giuseppe Provenzano, PD, 2021, per un tweet insultante su Fratelli d’Italia, da cosa si sarebbe dovuto dimettere non si sa.
Per le dimissioni di Santanchè direi un pacco di biscotti, di quelli buoni, artigianali, dolci, con dentro qualche aroma agrumato.

Sigaretta Gasparri. E alla fine giovedì si è dimesso pure Gasparri. Sfortunatamente solo da capogruppo di Forza Italia, ce lo dobbiamo tenere ancora in Senato. Pensa che posto l’Italia, paese di poeti, artisti e Maurizio Gasparri senatore… Certe volte quando scrivo i miei pezzi penso: “Eh, qua ci starebbe bene una bestemmia”, poi mi censuro, perché immagino che alla redazione questo non vada bene. Chiederò comunque al direttore Coccia, per togliermi il dubbio.
Qui, per chiudere, una bella sigaretta, a stomaco pieno, industriale, di quelle da borghesi, tipo le Marlboro Touch, snelle, gustose, sceniche.
Poi una bella cacata.