Piovre #30: Donald Cum

Funzionamento della politica estera statunitense in poche parole: soldi, soldi tanti, ancora più soldi. Soldi come? Petrolio, petrolio poco, serve petrolio. Petrolio dove? Iran, Iran buono, Iran petrolio. Iran dittatura? D e m o c r a z i a . Democrazia petrolio buono, Iran dittatura brutto. Democrazia come? Democrazia bombe, democrazia petrolio, democrazia soldi.

Io fatico veramente tanto a realizzare che il destino della geopolitica mondiale sia in mano a uno come Trump. Mi sembra una roba assurda. Mi destabilizza. Io ho smesso di divertirmi per colpa di Trump. Cioè, mi capita sempre più spesso di trovarmi in serate con gente che beve, balla, si diverte e io me ne sto in un angolino a pensare: “Ma che cazzo fate tutti? Il mondo va a puttane per colpa di un miliardario mitomane pedofilo e voi vi bevete il gin tonic? Ma siamo pazzi?”. Non ho una vita sociale particolarmente felice io… Dovrebbero inventarsi un termine per intendere questa sensazione, tipo l’eco-ansia. Mi sento manchevole di un’identità.
Poi mi sembra che qua nessuno ci stia veramente capendo un cazzo. Mo si parla di interventismo, come se ci fossero delle guerre già esistenti o che gli Stati Uniti fossero effettivamente neutrali. A me sembra che le guerre scoppiano proprio perché le bombe americane scoppiano, non perché, a un certo punto, i poveri americani democratici sono costretti a “intervenire”. Poi sempre per fini nobilissimi eh, il petrolio, le materie critiche… Altro che interventismo, questo è imperialismo bello e finito.
Molti apprezzano Trump perché è schietto, perché dice le cose come stanno, che è un po’ come essere contenti di avere il cancro, perché l’oncologo te l’ha detto in maniera gentile o perché nello studio c’erano le caramelle alla menta.

E il bello è che c’ha fatto fessi a tutti quanti, a chi ha creduto che avrebbe realmente posto fine alla guerra in Ucraina, o al genocidio in Palestina, o che semplicemente si sarebbe fatto i cazzi suoi a Washington. Per abbindolare uno come Marco Travaglio, che c’è cascato con tutti i piedi, come un coglione, devi essere evidentemente un fuoriclasse.
Poi questa retorica della libertà, del salvare i popoli oppressi sta creando dei mostri. Ma nel piccolo, oramai parliamo della libertà come fosse un prodotto da scaffale del supermercato o una roba che compri usata su Vinted. Gli Stati Uniti sono riusciti a capitalizzare pure la democrazia. Professionisti.
Lo ha detto bene Michele Serra qualche giorno fa da Fazio: «Gli americani sono molto fortunati, perché dovunque vanno per esportare la libertà, trovano il petrolio».
Vedi che cazzo di tempi, mi tocca dare ragione a Serra e non a Travaglio.

I fatti in Iran dell’ultima settimana mi hanno particolarmente scosso, lo ammetto. Quando ho letto della morte di Khamenei ci sono sinceramente rimasto male. Non tanto per lui, che era un dittatore teocratico sanguinario, quanto più perché sto cominciando a rendermi conto che gli Stati Uniti vincono. Sempre.
E sapere che c’è un uomo, vecchio e buffo, pieno di soldi, scomposto, spigoloso e macchiettistico, con un evidente culto della personalità, capo del Paese più ricco e armato del mondo, che decide delle sorti di tutti mi fa venire voglia di tornare in terapia.
Anche solo per distogliere un po’ lo sguardo dalla pietosa scena di Donald che si fotte il pianeta.