Piccolo tutorial per vincere su fazioni politiche opposte (se sei la maggioranza di governo).
Fase zero (una roba preliminare, ma importantissima): in ogni caso, per qualsiasi cosa, comunque sempre schierarsi dalla parte dei carnefici-schiavisti-pedofili. Ma per una questione di credibilità eh, altrimenti non funziona.
Fase uno: scredita qualsiasi movimento politico antagonista, in qualsiasi modo, appellati al terrorismo, dicendo robe tipo: «Siamo sicuramente di fronte a un terrorismo urbano di stampo eversivo che è alla ricerca di ogni pretesto per perseguire l’obiettivo dell’insurrezione. È possibile dire che stiamo registrando un innalzamento del livello dello scontro che richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato» (ma anche solo dire che i pro-pal sono degli infami schifosi va bene, certo, non proprio un tono istituzionale, ma alla fine sei di destra, che cazzo ti frega?!).
Fase due: chiudi tutti i centri sociali, i posti di aggregazione, i fulcri popolari di quartiere, tutto insomma, per farli rosicare; poi aspetta le prime reazioni, cortei, occupazioni, scontri, assalti alle sedi dei giornali e escitene con: «In quegli anni [gli anni ’70, n.d.a.] la contestazione, se non altro, diceva di nutrirsi di una qualche analisi critica della società. Quelli di oggi sono rozzi delinquenti che scendono in piazza per praticare una violenza fine a sé stessa, senza nemmeno una plausibile rivendicazione politica, culturale o sociale».
Fase tre: se ti fanno notare che, quando i tuoi militanti hanno devastato la sede della Cgil nel 2021, hai detto: «Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare legittimamente contro i provvedimenti del governo e di cui nessuno parlerà, per colpa di delinquenti che usano questo pretesto per mettere in atto violenze gravi e inaccettabili», tu di’ che all’epoca stavi all’opposizione e all’opposizione questo si fa, ci si para il culo.
Fase quattro: se poi qualche sbirro si fa pure male, metti in piedi tutto un carosello di diagnosi, prognosi, gessi, flebo: «Ho portato loro la solidarietà dell’Italia». Che poi, non sembravano messi neanche così tanto male, manco un livido, sai, una contusione, un ematoma, un cazzo proprio! C’avevano il collare, tipo quando si fanno male nelle sitcom (mo, pensandoci, le risate sotto al teatrino di Meloni in ospedale ci stavano pure bene).
Che in Italia ci sia un problema con il dissenso è cosa nota, ma abbiamo raggiunto livelli grotteschi. A parte che non si sa più a chi dare la colpa. Una notizia recente: gira da qualche tempo un form per identificare i docenti che fanno propaganda estremista nelle università. A parte che mi sembra una cosa un po’ improbabile, cioè, io tutte le cose che so sulla mia ideologia politica sicuramente non le ho imparate a scuola, che mi ha insegnato solo a performare, a imbrogliare e a odiare la concorrenza. Ma poi, io in università ci vado e: la rettrice è sionista; il mio professore di medievale, quando c’ha spiegato le crociate, invece di dire “Palestina”, diceva “quello che all’epoca ero lo Stato di Israele” (una perifrasi molto specifica professore, interessante…); il mio professore di storia del cristianesimo è il relatore di tesi del ministro Giuli e parla futurista come a lui. Mo non so se nelle altre università d’Italia insegnano solo professori trotskisti, ma non penso, cioè, immagino che la Sapienza rappresenti un buon dato statistico sullo stato dell’insegnamento del Paese.
In rete, negli ultimi giorni, sono uscite fuori tutte le testimonianze degli scontri di sabato scorso, a Torino, durante il corteo contro la chiusura dell’Askatasuna e i media mainstream si sono chiaramente soffermati solo sulle violenze dei manifestanti sulle forze dell’ordine. Partendo dal fatto che continuiamo, come società, a rifiutare la violenza, ma solo quella fisica. Cioè, violenza economica, salariale, sociale, abitativa, ambientale… quelle vanno bene tutte. Anzi, non è manco la violenza fisica, è proprio solo la violenza politica che ci infastidisce a quanto pare, perché poi, quando si tratta di violenza sessuale – che sempre fisica è – non si fa molto, zero educazione emotiva nelle scuole e zero cultura del consenso. Però oh, se chiudono i posti occupati (ma non quelli occupati dagli amici, che Casapound sta ancora bene dove sta, in via Napoleone), militarizzano un quartiere intero (poi per strada possono aggredirti, picchiarti, accoltellarti) e reprimono la tua cultura, devi stare zitto. E magari a te una mezza voglia di tirare qualche pietra ti viene pure, però no, uè, non fare l’anarchico-zecca-comunista-demmerda. È questa narrazione a senso unico che mi fa incazzare. A parte che sti sbirri saranno pure delle mezze seghe, cazzo, con tanto di caschi, manganelli, scudi, camionette, droni, idranti, lacrimogeni, tra un po’ pure la cotta di maglia, il cavallo e le catapulte, con tanto di paggetti armati di balestra, comunque si fanno menare da quattro ventenni depressi, che si fumano le canne…
Ma allora la vittima chi è? Il poliziotto preso a sprangate, finito in ospedale, con 60 giorni di prognosi – che però ieri è tornato in servizio – oppure il signore, con la testa aperta e la faccia insanguinata, in totale stato confusionale, buttato per la strada, con la stessa disinvoltura con cui butti via la cicca della sigaretta che stavi fumando?