Piovre #27: Oh, che c’hai da accende’?

Lo scorso martedì, a Roma, in via Nomentana, di fronte all’ambasciata iraniana, l’ex premier Matteo Renzi, insieme ai vertici di Italia Viva e ad alcuni sostenitori, c’ha deliziati con una delle sue scene simboliche caratteristiche: una foto dell’ayatollah Khamenei che brucia e il leader del partito che ci si accende una sigaretta. Il richiamo è alla nota clip dell’attivista Morticia Addams, che ha dato il via al trend. Ha detto Renzi: «Noi crediamo che sia il caso di scendere in piazza a sostenere i giovani che protestano nelle strade di Teheran e che come unica colpa hanno quella di volere libertà».
A me pare che, come sempre, non si centri il punto della questione: è vero, la partecipazione alle manifestazioni in Iran delle generazioni più giovani è molto consistente ed è pure vero che parti della popolazione iraniana sono in rottura con il regime da parecchi anni, per via delle “buone” maniere che questo usa per gestire il dissenso interno. Ad ogni modo, mi sembra comunque un po’ riduttivo – e francamente un po’ americanista – limitare la questione alle libertà mancate.

Nelle ultime settimane, l’Iran è stato travolto dalle manifestazioni contro il regime, che, come ha sempre fatto negli anni, è intervenuto in maniera particolarmente violenta. I numeri non sono certi: fonti interne a Teheran parlano di più di 2 milioni di persone scese nelle piazze e nelle strade delle città del Paese e si stimano circa 3mila persone coinvolte nella repressione di Stato (secondo un report di Human Right Activists Iran, numero poi confermato da un alto funzionario del ministero della salute, in via anonima). Non è chiaramente la prima volta che si verificano situazioni del genere, ma, a differenza, ad esempio, delle rivolte del 2022, dopo l’omicidio Amini, che erano partite principalmente dai movimenti femministi e dalle università, questa sembra una contingenza un po’ diversa.
Consideriamo questo: il boom petrolifero del 2000 portò benessere in Iran, l’export crebbe, insieme al valore del rial, e cominciò un certo import di beni dall’estero, con un conseguente abbassamento dei prezzi. Tutto questo beneficiò la classe media, che acquistava a prezzi più bassi, ma che contestualmente poteva mettere a rischio la stabilità politica del regime. Fortunatamente intervenne Obama – grazie al cielo – che impose violentissime sanzioni, che indebolirono sì l’economia, ma favorirono le grandi aziende di regime, che sfruttarono la svalutazione per aumentare la produzione e recuperare quote di mercato, abbassando i salari e aumentando i margini delle compagnie. La solita storia, come anche in Russia: le sanzioni fortificano i regimi e vanno in culo alla gente normale.
Il punto è che, a differenza di Stati economicamente falliti, come il Venezuela, in Iran una classe media esiste ancora: i “bazari”, i commercianti al dettaglio dei bazar, dei mercati, tradizionalmente conservatori, vicini alla teocrazia sciita, da cui però sono partite le contestazioni. L’apparato di repressione non si è mosso con la solita prontezza, anzi, il presidente della repubblica Pezeshkian, agli inizi di gennaio, ha reagito con delle misure economiche restrittive, a favore di sussidi governativi per le classi più povere: 10 miliardi di dollari di tagli (il cambio è attualmente di 1 milione e 400mila rial per 1 dollaro) su tassi di cambio agevolato e stanziamenti per beni di consumo. Si era deciso che la classe media si sarebbe sacrificata, per andare a coprire le sovvenzioni. A questo punto i bazari gli avranno detto: “Chi ti si incula!” (magari non proprio così, gliel’avranno detto in farsi) ed eccoci qua.

La domanda ora mi viene spontanea: la colpa, quindi, di chi è? Del regime sanguinario, indebitato fino all’osso, che spara sulla folla? Del Mossad, che, secondo Khamenei, si è infiltrato tra i manifestanti e sobilla la rivolta (a onor del vero, il profilo X Mossad Farsi ha postato qualche giorno fa «Siamo nelle strade con voi», immagino gli attivisti iraniani contentissimi…)? O dell’altro regime sanguinario, che dice di voler difendere la libertà del popolo, ma poi impone sanzioni impossibili (Trump ha ordinato un 25% di sanzioni aggiuntive a chiunque farà affari con la Repubblica Islamica. Indovinate chi è il primo importatore di petrolio iraniano? Vi do un indizio: stanno a Est e non pronunciano la “r”)?
Ma soprattutto, questo cambio di regime, di cui tanto si parla, a chi conviene? Perché è venuto fuori il nome di Reza Ciro Pahlavi, erede del deposto scià di Persia e si vocifera di una restaurazione transitoria della monarchia, per guidare il popolo alle libere elezioni. E vogliamo togliere il primato di “unica democrazia in Medio Oriente” al bimbo ebreo? Ed estenderlo all’Iran?!
Ma siamo matti?…