La cosa più affascinante della retorica statunitense – o in generale di quella occidentale – sulle questioni internazionali credo sia il lessico. Cioè, il fatto che si pensi che tutti gli altri siano brutti e cattivi, da un Paese come gli Stati Uniti, uno se lo aspetterebbe pure, considerate le tendenze megalomani. È l’uso delle parole. Allora, funziona così: tu prendi un planisfero, ci stanno gli Stati Uniti, che loro chiamano America (evidentemente per questioni retoriche di sineddoche, d’altronde gli americani popolo di poeti, da che mondo è mondo); poi c’è il Medioriente, dove stanno gli Stati canaglia terroristi (tranne uno), l’America del Sud, dove stanno i narcotrafficanti e poi un semi-diffuso puntinismo di generici comunismi. Ci sarebbero anche Europa e Africa, ma credo che gli americani non le considerino, ma più per questioni di vergogna, di diverso tipo però, rispettivamente uno mosso dalla pietà e l’altro dal senso di colpa storico.
Mi piace comunque pensare che dietro l’attribuzione di questi appellativi ci siano degli attenti studi di settore: “Allora, qui c’è la cocaina, quindi direi che narco-terroristi ci sta bene…”.
Questi primi giorni di 2026 devo dire alla grande, comunque alla fine ognuno affronta il post-sbronza delle feste come crede: c’è chi si deprime, chi dorme e chi bombarda uno Stato sovrano. Ci sta, cose da hangover. E in effetti, se vedi la foto di Maduro ammanettato, in tuta, con le cuffie e gli occhiali da sole, sembra proprio uno che ha appena finito di tirarsi per l’aria, che esce fuori dai meandri oscuri di un club di musica elettronica, con tanto di bottiglietta ancora in mano. Adesso c’è solo da aspettare il primo stronzo che ci si traveste per Carnevale.
Ad ogni modo, gli Stati Uniti sono bravissimi a impicciarsi dei cazzi degli altri Paesi, soprattutto sono eccezionali nella scelta. Certo, gli dice pure un po’ di culo, c’è da ammetterlo: già il chavismo non è che fosse propriamente l’emblema della democrazia, poi proprio nella riserva di petrolio più grande del mondo. Capirai che ci vuole, così so’ bravi tutti. A parte che mi colpisce la grande passione che gli Stati Uniti impiegano per difendere le libertà altrui, quando gli attivisti americani vengono arrestati anche solo per una bandiera sgradita in mano. Al di là del fatto che in Venezuela dovrebbero diffidare da uno come Trump, che nel suo Paese i venezuelani prima li perseguita con l’ICE, poi li deporta.
Più che altro mi divertono le persone che giustificano la cosa: “Ma zio, quello era un dittatore! Ma li hai visti i video delle manifestazioni? Tutto sommato la popolazione è contenta. E poi, certo, sono stati fatti tanti danni in passato, ma questo cambio di regime non è una questione di soldi, fidati è diverso, te lo assicuro. Non è come in Iran nel ‘53, o in Guatemala nel ’54, o in Congo nel ’60, o in Repubblica Domenicana nel ’61, o in Vietnam nel ’63, o in Brasile nel ’64, o in Cile nel ’73, o a Panama nell’89, o a Haiti nel ’94, o in Afghanistan nel 2001, o in Iraq nel 2003, o in Honduras nel 2009, o in Libia nel 2011, o in Ucraina nel 2014. Te lo sto a di’!”. Che poi era bello un tempo, quando queste cose si facevano in modo sofisticato, con la CIA, i dollari, i partiti neo-fascisti, era un gioco di seduzione, meno sfacciato, più subdolo. Mo con l’esercito e i missili, certo, un po’ più pirotecnico e spettacolare, ma poi sostanzialmente è ‘na cafonata, perdi anche un po’ di fascino. Non c’è neppure da specularci troppo sopra, lo ha ammesso pure Trump, lo hanno fatto per il petrolio. Non l’hanno menata neanche più di tanto su questa questione della droga, l’hanno lasciata ai trombettieri dell’attacco preventivo e della difesa dalla guerra ibrida (anche perché negli Stati Uniti problemi con la cocaina forse ce n’erano 50 anni fa, ora non so se il fentanyl viene dal Venezuela, ma non mi voglio sbilanciare).
Ad ogni modo, adesso si è aperta una vera e propria agenda delle prossime azioni militari e io ho una domanda: ma se la Groenlandia è territorio danese, quindi europeo, dunque NATO, gli Stati Uniti s’accollerebbero di farsi la guerra da soli?