Piovre #2: Patiboli

L’altro giorno leggevo Repubblica e nel mio cervello si è innescata una serie di pensieri intrusivi. Non tanto per quello che c’ho trovato scritto – ogni volta che leggo Repubblica sono assalito da desideri nocivi nei confronti dei suoi editorialisti e di me che li leggo –, quanto per un articolo nello specifico che non ho capito: «Stati Uniti, Christa Pike è stata dimessa dall’ospedale. La 50enne, sopravvissuta al tentativo di esecuzione in Tennessee, è tornata nel carcere femminile dove era stata detenuta per 30 anni».
Per chi non la conoscesse, Christa Pike è una donna statunitense che nel 1995 ha torturato e ucciso una sua compagna di studi, Colleen Slemmer, nel bosco di Knoxville, in Tennessee. Fu condannata prima per associazione a delinquere e poi per tentato omicidio, dopo aver provato a uccidere un’altra detenuta, e la Corte Suprema del Tennessee ha emesso per lei un mandato di esecuzione. Il caso è diventato da subito centrale nel dibattito pubblico, prima per le atrocità dell’omicidio – sul corpo della vittima è stato inciso un simbolo satanico e una parte del suo cranio, sfondato con un pezzo d’asfalto, è stata conservata come trofeo –, poi per i dubbi su una condanna a morte inflitta a una 18enne, per giunta con una condizione psicologica che è riduttivo definire “difficile” – nata con danni cerebrali causati dall’abuso di alcol della madre durante la gravidanza, affetta da un disturbo bipolare mai curato e vittima di ripetuti abusi sessuali subiti fin dall’infanzia. Per queste ragioni, i suoi avvocati avevano presentato vari ricorsi, l’ultimo nel luglio scorso, affermando che la dimensione delle vene della donna avrebbe potuto aumentare il rischio di fallimento dell’esecuzione. Per questo, hanno richiesto come alternativa l’impiccagione, perché comunque sono dei bravi avvocati e l’impiccagione è un metodo decisamente più dignitoso per venire uccisi.
– “Allora Christa, non sarai uccisa con l’iniezione letale”.
– “Cioè sono salva?”.
– “Nah, verrai impiccata”.
– “-.- …”.
L’appello è stato poi rifiutato, perché l’impiccagione non è un metodo legale di esecuzione in Tennessee. Capito, anche quelli della pena di morte hanno detto: “Ragazzi, un po’ meno…”.

Comunque, l’esecuzione è avvenuta il 30 settembre scorso, o meglio il tentativo, perché, dopo due dosi, la donna è incredibilmente sopravvissuta. Secondo alcuni esperti, il principale motivo è che il farmaco ha rotto le vene, fuoriuscendo nei tessuti circostanti – vedi, c’avevano ragione gli avvocati. Per cui la donna è stata ricoverata d’urgenza nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Nashville, dov’è stata salvata. Ma perché?!… Cioè, se l’obiettivo era quello di ucciderla, tanto valeva lasciarla morente sul lettino del carcere, no? Pensa al medico che se l’è trovata davanti. Avrà avuto un minimo di remore: “Ok, sto salvando la vita di questa donna, che però poi verrà uccisa… Uhm… Non la sto salvando, la sto temporaneamente salvando… Per salvarla definitivamente dovrei chiamare l’Onu, che ne so, quelli di Amnesty… Ma poi non è uno spreco di farmaci inutile… Non so nemmeno se è ok con la mia deontologia… Che cazzo sto facendo della mia vita, non lo so più…”.
Insomma, Pike è stata “salvata” e riportata nel penitenziario Deborah K. Johnson Rehabilitation Center, che è uno strano nome per un posto dove a quanto pare non tutti vengono “riabilitati”, ma vabbè.
Comunque, secondo la legge del Tennessee, se un’esecuzione non viene effettuata o fallisce, allora va riprogrammata – perché comunque ci tengono –, ma il governatore Bill Lee ha deciso di sospendere tutte le esecuzioni fino a fine anno. È anche arrivata la notizia delle dimissioni del direttore del sistema penitenziario del Tennessee, che giustamente non ha adempito ai suoi compiti – cioè uccidere la gente. Alla lunga lista di associazioni che chiedevano la grazia per Pike, qualche giorno fa si è aggiunto l’alto commissariato Onu per i Diritti Umani, che ha esortato a non tentare nuovamente l’esecuzione. Ci sarà rimasta male May Martinez, la madre della vittima di Pike, arrivata dalla Florida con tutta la famiglia per assistere all’esecuzione, con i popcorn e tutto. Cazzo di americani… A decidere però sarà l’elezione del nuovo governatore: la senatrice Marsha Blackburn, tra i favoriti per sostituire Lee, ha suggerito l’utilizzo della sedia elettrica – non è psicopatica, è solo repubblicana –; la candidata democratica Jerri Green ha invece espresso la volontà di rimuovere la pena di morte dalla legislazione del Tennessee.

In effetti è assurdo che nella terra delle “libertà” ci sia ancora la pena di morte, peraltro, condividendola con Paesi che, quando conviene, sono terribili dittature sanguinarie, ma poi alla fine sul sistema penale la pensano più o meno uguale: Cina, Iran, Corea del Nord, Arabia Saudita, Yemen, Iraq, Afghanistan, Pakistan, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Siria, Giordania, Sudan, Somalia, Bielorussia e Israele, immancabile, avamposto della democrazia in Medioriente. Quando uno è democratico si vede, d’altronde.
Parlando di pena di morte, è notizia recente la decisione del segretario della difesa – in realtà della guerra – Pete Hegseth di trasmettere in diretta streaming la fucilazione di Nidal Malik Hasan, ex psichiatra dell’esercito statunitense, che nel 2009 aprì il fuoco presso il Soldier Readiness Processing Center di Fort Hood, in Texas, uccidendo 13 persone. «Faremo in modo che la gente possa vederla, che sia pubblica», ha dichiarato Hegseth, «la gente deve capire che questo genere di cose comporta gravi conseguenze», ma poi è arrivata la retromarcia di Trump, dopo giorni di polemiche, l’appello dell’Onu e del papa, decine di militari che hanno chiesto assistenza legale per evitare di partecipare alla fucilazione e la contestazione di numerosi ex comandanti delle forze armate statunitensi. Alla fine l’esecuzione non sarà trasmessa, ma resterà comunque aperta ai familiari delle vittime – pure loro con gli hot dog e le bibite. Cazzo di americani… Per giunta Hasan è in parte paralizzato, per cui mancherà anche l’immagine molto evocativa del suo corpo che cade a terra senza vita. Si accascerà sulla sua sedia a rotelle in maniera decisamente anti-climatica.
Uno strano modo di fare campagna elettorale, comunque, uccidere uno in diretta nazionale. Come fa il Daesh, tra l’altro.

Tra guerre, inflazione e midterm, a me sembra che l’unico al patibolo sia proprio Trump.